Camillo langone

La Cappella Sistina: Michelangelo e l’arte che avvicina a Dio

arte che avvicina a Dio: foto

Quando si parla di arte che avvicina a Dio il capolavoro di Michelangelo è la prima opera che compare nella nostra mente. La bellezza e la sacralità del luogo, tali da togliere al fiato, sono il frutto di una storia molto interessante che oggi andremo a raccontare.

La Cappella Sistina è la più famosa al mondo, voluta da papa Sisto IV nel XV secolo e affrescata da Michelangelo nel XVI secolo è simbolo di arte italiana e tempio di religiosità e ammirazione del legame tra uomo e Dio.

Sisto IV, papa colto e ambizioso, attirò a Roma numerosi intellettuali dell’epoca, in particolare i protagonisti del rinascimento fiorentino. A lui dobbiamo il primo nucleo dei musei capitolini e la ferma volontà di costruire una cappella dalle dimensioni mastodontiche: 40 m di lunghezza, oltre 13 di larghezza, quasi 21 al sommo della volta. La somiglianza con le proporzioni del leggendario tempio di Salomone a Gerusalemme non è affatto casuale, dato che la descrizione del tempio impressionò Sisto IV sin da giovanissimo.

L’esterno della Cappella Sistina è austero, presenta pochissime decorazioni e ricorda una solida fortezza.

La semplicità delle sue mura è l’antitesi dei suoi preziosi interni, di cui il progetto iconografico e la scelta delle scene bibliche da raffigurare fu operata dallo stesso Sisto IV.

Negli anni successivi alla sua morte si avvicendano altri papi, fino all’arrivo di papa Giulio II, nel 1503, nipote di Sisto e con un carattere simile, deciso a lasciare un segno nella storia dell’arte iniziò a pensare di rinnovare la Cappella Sistina e cancellare alcune scene scelte dal suo parente.

L’arte che avvicina a Dio: il Rinascimento

Siamo in pieno Rinascimento e i giochi di prospettiva e proporzione sono cambiati, inoltre era diffuso interesse per i soggetti mitologici e il nuovo papa non gradiva gli affreschi dal gusto un po’ antiquato.

Giulio II vede in Michelangelo Buonarroti, al tempo giovane talento cresciuto nella corte di Lorenzo il Magnifico, l’uomo giusto per lui. Colpito dall’opera della Pietà, il papa decide di assegnare a Michelangelo la costruzione della sua tomba e la decorazione della volta.

Michelangelo con poco entusiasmo, almeno stando alle cronache dell’epoca, accettò l’incarico nel 1508: l’incarico prevedeva la realizzazione di nove scene tratte dalla Genesi, insieme alle figure di profeti, sibille e antenati di Cristo.

La prova è difficoltosa, la superficie è vasta e curva e il Buonarroti non ama circondarsi di collaboratori. Eppure, il maestro conclude gli affreschi nel 1511, impiegando meno di quattro anni.

Ad un occhio attento non sfugge la differenza tra le prime scene realizzate e le ultime: le figure si vanno semplificando man mano che l’opera avanza. Ciò non intacca minimamente la bellezza del dipinto e in ogni particolare, ancora oggi, è visibile il pensiero dell’artista. Il corpo umano è raffigurato in tutta la sua bellezza e forza, ogni muscolo messo in evidenza come in una scultura, il nudo è rappresentato in tutte le sue sfaccettature e i paesaggi passano in secondo piano.

L’uso del colore acceso e cangiante, caratteristico della produzione artistica di Michelangelo, colpisce la mente e l’anima dei personaggi dell’epoca e dei visitatori di oggi.

Al centro della volta ci sono le meravigliose scene della Genesi, nelle quali Dio separa La luce dalle tenebre, crea il sole e la luna, separa la terra dalle acque, dà vita ad Adamo ed Eva e scatena il diluvio universale dopo il peccato originale.

Le facciate esterne alla volta ospitano le raffigurazioni dei profeti e delle sibille, come Giona, Geremia,

Ezechiele, Isaia, Gioele, la sibilla Persica, Libica, Cumana, Eritrea e Delfica.

Proprio vicino alle finestre, racchiusi in triangoli irregolari compaiono le figure degli Antenati di Cristo.

Gli angolo sono invece dedicati al castigo di Aman, al serpente di bronzo, alle raffigurazioni di Davide e Golia, di Giuditta e Oloferne.

L’arte che avvicina a Dio: Il Giudizio Universale

La storia della Cappella Sistina non è però giunta al termine, a 61 anni, Michelangelo è ancora nel fiore delle sue capacità artistiche e incontrerà la volontà del successore di Giulio II, Paolo III, di rinnovare nuovamente la Cappella.

Il grande artista non può tirarsi indietro e accetta di cancellare le prime due scene della’ Assunzione della Vergine e delle raffigurazioni di Mosè e Cristo. Al loro posto Buonarroti scriverà un capitolo della storia dell’arte che ha lasciato il segno nei secoli: la scena del Giudizio Universale.